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FAQ sull'acqua

  • Perchè talvolta si avverte un odore pungente?

    L'odore che in alcuni casi proviene dai rubinetti dell'acqua è da attribuire al disinfettante residuo utilizzato per la potabilizzazione dell'acqua, il biossido di cloro, che viene utilizzato solo nel trattamento finale dell'acqua per garantire la disinfezione lungo la rete di distribuzione e, come tutte le sostanze chimiche naturali o artificiali, implica vantaggi e svantaggi.

    I vantaggi principali di questo prodotto rispetto ad altri sono: il fatto che sia una sostanza con potere disinfettante migliore del comune ipoclorito di sodio, quindi se ne possono utilizzare quantità inferiori; il fatto che non porti alla formazione di solventi organici clorurati (trialometani) poiché ha solo potere ossidante e non clorurante; e la maggiore persistenza nell'acqua e quindi garantisce la copertura disinfettante anche ai terminali della rete di distribuzione.
    Purtroppo il biossido di cloro trascina un difetto: a volte, non sistematicamente, produce un fastidioso odore pungente che può risultare più forte in alcuni momenti della giornata (di solito il mattino al primo utilizzo dell'acqua) e, a parità di dosaggio, nelle giornate più fredde. Va comunque chiarito che la quantità dosata di tale prodotto è fissa ed è tenuta costantemente sottocontrollo mediante strumentazione on-line.
    Inoltre la qualità dell'acqua sia all'uscita degli impianti, sia lungo la rete di distribuzione, viene controllata mediante analisi di laboratorio con un calendario di prelievi che prevede il campionamento in oltre 150 punti distribuiti in tutti i territori dei Comuni gestiti da Lereti. Le analisi effettuate non hanno finora evidenziato problemi di sovradosaggio del biossido di cloro.

    L'odore percepito può inoltre essere legato anche allo stato di manutenzione e pulizia dell'impianto interno: in effetti in presenza di depositi organici o inorganici nelle tubazioni che vanno dal contatore al rubinetto, reagendo con il disinfettante residuo, possono causare questo fastidioso odore pungente.

  • Come mai le fontanelle pubbliche erogano acqua in continuazione? Non si ha così uno spreco d'acqua?

    I rubinetti delle fontanelle pubbliche (sul territorio di Como ne sono presenti una cinquantina) sono mantenuti sempre funzionanti per garantire la potabilità dell'acqua in qualsiasi momento essa venga prelevata, evitando così ristagni nei punti scarsamente utilizzati, che potrebbero determinare una crescita di batteri indesiderati. Ovviamente questo determina un certo spreco di acqua, ma ciò è indispensabile per garantire la qualità e la potabilità dell'acqua distribuita. Va però ricordato che, proprio per ridurre tale spreco, una parte di queste fontanelle viene impiegata solo nel periodo maggio - ottobre, mentre in ogni caso il flusso è regolato in modo da essere costante e di modesta entità.

  • Come vengono monitorati i PFAS da Lereti? 

    I PFAS rappresentano una classe di contaminanti particolarmente rilevanti per le acque destinate al consumo umano, sia per la loro potenziale influenza sulla salute umana sia per l’elevata persistenza ambientale che li caratterizza.
    L’eventuale riscontro di PFAS nelle acque destinate al consumo umano è riconducibile principalmente alla loro presenza in acque sotterranee o superficiali da cui avviene la captazione; infatti questi inquinanti possono entrare nella rete idrica a partire dalle fonti di approvvigionamento. 

    Al fine di garantire la qualità dell’acqua Lereti spa effettua il monitoraggio dei PFAS almeno 2 volte l’anno (o superiori in base alle caratteristiche della zona di fornitura), alternando i controlli presso tutte le fonti di approvvigionamento e sulla rete di distribuzione, adottando quindi un approccio più cautelativo rispetto alle disposizioni della normativa vigente (che prevederebbero tipicamente circa 1 controllo annuo). Le analisi fino ad oggi effettuate non destano preoccupazioni, in quanto tutte le fonti di prelievo attualmente utilizzate sono caratterizzate da una presenza di PFAS molto al di sotto dei limiti di legge.

    Nel caso in cui venissero rilevate concentrazioni di PFAS superiori al limite di legge, viene tempestivamente attivato un percorso di approfondimento e controllo. In primo luogo, si verifica la fonte di approvvigionamento interessata e successivamente si estende il monitoraggio agli eventuali sistemi di trattamento presenti a valle della fonte verificandone la loro capacità di rimozione dei PFAS; se non vi sono sistemi di trattamento o non risultano sufficientemente efficaci, la fonte viene esclusa dall’utilizzo e vengono avviate azioni correttive di medio/lungo periodo per garantire il ripristino della qualità dell’acqua interessata.